Libri

"Scrivo, perchè sono curioso. Scrivo, per parlare di cose che non voglio dimenticare. Scrivo perché ritengo utile non disperdere la mia esperienza. Scrivo perché amo leggere e amo confrontarmi con quanti hanno i miei stessi interessi".

Il fascino della lettura 

Mi ricordo che ho cominciato ad amare i libri prima ancora d’aver imparato a leggerli; sulle intriganti pagine illustrate spaziava la mia fantasia di bambino; la vera magia però, quello che da subito mi aveva incuriosito era stata la lettura, la capacità di decifrare e trasformare i segni, grandi o piccoli che fossero in parole, le parole in frasi e le frasi in racconti curiosi e affascinanti. 

Mia madre, con la sua voce calda e rassicurante trasformava la sequenza di segni, per me ancora incomprensibili, in parole capaci di farmi viaggiare in luoghi dove anche gli animali parlano, le formiche rimproverano le cicale e i gatti si mettono gli stivali per correre più velocemente. In casa si diceva che, prima d’aver compiuto cinque anni, mi divertivo a prendere in mano un qualsiasi scritto, libro o giornale che fosse e fingendo di leggerlo mi esibivo marciando rumorosamente per la casa declamando parole inesistenti che, per quanto incredibile possa essere, qualcuno ancora ricordava: Oblì tatan, oblì tatan… 

Prima d’aver frequentato le elementari, quando la televisione ancora non era entrata nelle nostre case, passavo le lunghe giornate invernali a disegnare e a fingere di scrivere. 

Ho frequentato con poco entusiasmo la scuola elementare della seconda metà degli anni 40’ bigotta e autoritaria; grazie al mio particolare interesse per la scrittura, prima della fine dei cinque anni previsti, ero già divenuto un instancabile lettore. Alla scuola medie ho vissuto in simbiosi con Ulisse e ho condiviso la sua odissea come fosse la mia, in quel periodo avevo preso ad annotare le frasi che condividevo e già cominciavo a cimentarmi con la scrittura senza però mai abbandonare la mia passione per la lettura, ero incuriosito da tutto ciò che ai miei occhi appariva nuovo o diverso. Le mie scelte spaziavano, dai brani di autori vari che trovavo sulle antologie scolastiche, ai romanzi russi, del tipo “Guerra e Pace” che già trovavo in casa e che gli adulti mi sconsigliavano ritenendoli inadatti alla mia età. Per quel che mi riguarda, in quel periodo mi ero convinto d’aver scoperto il segreto della scrittura e lo usavo per comporre frasi capaci di impaurire o commuovere, per fabbricare storie capaci di farti viaggiare nelle viscere della terra o nelle profondità marine, farti salire tra gli angeli o scendere all’inferno. 

Quando iniziavo a leggere qualcosa, non c’era ostacolo capace di fermarmi, dopo aver assicurato che lo avrei reso, ero capace di portarmi a casa anche l’usurato settimanale che trovavo sulle poltroncine del barbiere. Leggevo tutto quello che potevo scovare in casa, dal giornalaio e nelle librerie: dai fumetti alle poesie del Giusti, da Pavese a Dostoevskij, da Don Chisciotte alla Divina Commedia i cui brani nostro padre la sera, quando non era troppo stanco ci recitava a memoria. Dalle letture disordinate della mia adolescenza ho imparato che non siamo noi che scegliamo il libro, ma è il libro che si fa scegliere perché ogni autore offre al lettore l’opportunità di vivere attraverso una storia che è sempre la sintesi della sua personale esperienza. 

Il tempo, le circostanze e l’avvento delle nuove generazioni mi hanno portato spesso ad ampliare il panorama delle mie letture, ho così avuto modo di scoprire un consistente numero di nuovi autori, alcuni molto amati e di cui posso dire di aver letto quasi tutto, altri dei quali ho fatto fatica ad arrivare in fondo, pochissimi quelli che ho abbandonato senza rimpianto. So che molti scrivono per mestiere, io ho sempre scritto per il piacere di comunicare storie e sentimenti. Di qualunque argomento tratti, ritengo che ogni libro sia un’offerta, una memoria storica, un graffito d’autore ai posteri. 

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